You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Milano, 2 aprile 1970
Caro Galli,
accetto volentieri la tua proposta di pubblica e così com'è, senza alcuna modifica, la relazione svolta al seminario « Psichiatria comunitaria e socioterapia ». Sento solo il bisogno di aggiungere un'informazione.
È un fatto, noto ormai anche al di fuori dei laboratori di psicologia, che la valenza di un messaggio agli occhi del ricevente dipende non solo dal contenuto ma anche dalla fonte emittente. « Chi non lavora non fa l'amore »: fonte Celentano ha un senso; fonte Donat Cattin ne avrebbe visibilmente un altro.
Quando al nostro seminario venne avviato il dibattito d'assemblea ho potuto rilevare che - mentre si riscontrava una certa generalizzata accettazione delle mie tesi - emergevano anche perplessità ed interrogativi (e talora rifiuti) non tanto sulla validità del discorso socio-analitico quanto sul rischio politico. Detto alla brutta, il dubbio era che la socio-analisi fosse (o potesse essere) l'ultima vaselina escogitata dal sistema. Questa giustificata diffidenza è stata ridotta, consentendo uno scambio di idee più leale ed una reciproca percezione meno distorta, in virtù di una semplice precisazione, che qui ripeto in breve, sulle mie motivazioni:
Personalmente sono persuaso del primato della politica (e con ciò mi trovo in compagnia dei ragazzi di Barbiana e di Mao; relativamente ai maoisti di casa nostra la solidarietà non è altrettanto convinta: in proposito sottoscrivo in pieno le critiche che Edoardo Masi svolge nel suo saggio apparso nel n. 39 dei Quaderni Piacentini).
Il Gruppo Anti-H, di cui faccio parte, si convertì allo studio della socio-analisi quando, avendo sperimentato come il nostro appello alla responsabilizzazione personale e al ritiro della delega generasse consenso a parole e ansia insopportabile nei fatti (con relative fughe), si rese conto che il cambiamento sociale e istituzionale genera resistenza non solo nei conservatori ma negli stessi fautori del cambiamento (anche se le negano), convenendo di conseg