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L'uomo e la società si difendono sovente con delle azioni indirette, preventive o mascherate. I pericoli temuti vengono elusi, ma non affrontati e vinti. I rituali permettono a volte di conservare dei buoni rapporti anche quando non ci si vuol più bene e sono mutate completamente le condizioni dei singoli; ci se ne rende conto, per la famiglia, quando questa è sottoposta a prove che la costringono a cambiamenti nel costume: le incomprensioni che evitavano di emergere coperte dalle abitudini familiari, messe a nudo hanno rivelato la condizione delle persone; per molti uomini sembra che lavorare senza sosta sia il modo di voler bene alla famiglia, ed a volte questo è il rito che permette di non manifestare, magari neppure a se stesso, che non si sa più voler bene. A volte si può introdurre un rito od utilizzarlo per produrre una dinamica positiva, liberatoria; ma quello che oggi più si incontra, non è rito di liberazione, interessante per gli educatori e per gli operatori sociali che abbiano un continuo senso critico a tenerli desti nei confronti delle inevitabili degenerazioni a cui il migliore dei riti liberatori va incontro.
Vi sono alcune situazioni in cui risulta più evidente ciò che altrove e in generale, è mascherato dal costume o è spostato a monte del comportamento.
Il brefotrofio e l'istituto di assistenza o di rieducazione riuniscono persone, ragazzi, bambini, che temono l'abbandono, che ne soffrono l'ansia, spesso perché sono, o sono stati, abbandonati da qualcuno a cui si erano legati, e l'assistenza delle istituzioni non colma il vuoto, ma lo accentua.
Nell'istituzione, specie se raccoglie bambini molto piccoli, spesso la religione ha buona riuscita. I bambini si sentono attirati e protetti, « trovano conforto », secondo una tradizionale espressione. L'uomo di fede non si lascia vincere dalla tentazione e vive con sospetto e scrupolo di rispetto una situazione che può fare accettare la religione unicamente come consolazione e costume, validi a rassicurare g