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Nel gruppo di analisi la lotta per l'identità si avvale di due livelli, uno consapevole e sociale in cui si afferma una propria identità anche qualificandosi in rapporto alla identità affermata dagli altri, e un livello inconsapevole e affettivo, in cui la persona si avvale degli altri come parte del sé, per ingaggiare con se stesso una intima lotta per la ricomposizione di una identità. (Come identità si intende l'immagine o l'insieme di immagini conscie o inconscie che l'individuo ha di sé. Per questa definizione e per una teoria dell'identità v. La lotta per l'identità, A.F.C. Wallace e R.D. Fogelson, in Psicoterapia intensiva della famiglia, Boringhieri, 1969).
Per quanto riguarda il livello inconsapevole e affettivo, l'unico che qui interessa, dirò che, nel gruppo di terapia, che è per il soggetto partecipante un gruppo di appartenenza, dove l'identificazione con il gruppo avviene sia per effetto di un comune affetto verso l'analista, sia per una sorta di omogeneità esistenziale: siamo malati e vogliamo guarire, succede che per il soggetto alcuni dei compagni vengano vissuti come rappresentazione costante di immagini del sé. Cioè alcuni compagni incarnano una rappresentazione delle immagini che l'io ha del sé. Alcuni assumono o possono assumere l'immagine di parti del sé rifiutato (ad esempio una propria forma depressiva), e tendono ad essere rifiutati pure loro; altri assumono una immagine in cui si riflette una espressione di desiderio oltre che di rifiuto del sé, un « potrei essere così ».
All'origine della motivazione alla rappresentazione, vi è una anteriorità storica personale nota al soggetto che sperimenta, e spesso uno strato profondo della personalità arrivato alla conoscenza del soggetto e dominato dalla coscienza superegoica.
Posso prendere un esempio da S.H. Foulkes. « In uno dei miei gruppi, per es., una donna sposata di una certa età, sviluppò un'ansia considerevole nei confronti di una donna nubile più giovane: risultò più tardi che la donna più gi