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Quello che aveva di più sorprendente erano gli occhi chiari e infantili, un po' rotondi.
Guardandola pensavo che solo una donna così poteva avere occhi tanto limpidi e vivi; forse pensavo, è vero, non è un luogo comune che gli occhi sono lo specchio dell'anima; ma restava comunque in me la certezza di pensare così per la prima volta dato che in genere non credo ai luoghi comuni.
Lei non parlava o se lo faceva io certo non me ne accorgevo. Le stavo davanti ma più in basso rispetto a lei che era come su un basamento e così la vedevo come in genere si vedono i monumenti, dal basso in alto.
Io invece parlavo; forse chiedevo cose troppo difficili come: mi dica come può lei apparentemente tanto lontana dalla vita se per vita s'intende amore, sesso, storie che ci coinvolgono, avere una conoscenza così precisa della vita e scriverne con tanta sapienza da essere il poeta femmina più grande che mai sia esistito?
Le parlavo, è vero ma pensando che se lei non fosse stata la donna meravigliosa che era certamente m'avrebbe derisa e scacciata dai suoi piedi.
Invece lei si limitava a guardarmi con gli occhi tondi e sereni che solo adesso vedevo completamente, cioè nel loro insieme e non solo nel particolare dell'azzurro, scoprendo che erano truccati con una linea sottile che li circondava completamente, sopra e sotto, una linea netta di eye-liner tracciata senza sbavature lungo le palpebre superiori e inferiori.
Non che questo sia un fatto insolito, dato che tutte le donne usano truccarsi ma lei non era una donna ma una vecchia, proprio una di quelle vecchie che non si vedono più fose perchè ormai sono tutte morte le vecchie: le vecchie della nostra infanzia, intendo.
Con questo voglio dire che lei aveva proprio i capelli bianchi raccolti sulla nuca; e anche un grosso corpo piantato lì sulle gambe un po' allargate e un ventre ampio fasciato da uno zinale nero di cotone un po' lustro. E l'abito era di quel panno sempre un po' stazzonato che ricordo chiamavano palpignana. Lo so perché da ba