You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
I rapporti tra psicoterapia, autorità e repressione possono essere tematizzati in due modi. La prima modalità riguarda il contributo che la psicoterapia ha dato alla comprensione dell'autoritarismo, inteso come patologia della dipendenza distruttiva dall'autorità. La seconda modalità riguarda invece il significato che l'autorità e la repressione assumono all'interno dell'esercizio psicoterapico.
Nel primo caso, cioè nel caso dell'autoritarismo inteso come sindrome di patologia sociale, si tratta di un insieme di comportamenti, di ansie, di meccanismi di difesa, che la psicoterapia è venuta individuando e definendo in quanto applicata al contesto sociale. Nel secondo caso invece si tratta di un problema, nel quale sono coinvolti sia la psicoterapia come forma particolare di rapporto interumano, sia lo psicoterapeuta singolo, in prima persona, come portatore di un ruolo specifico, coinvolto nei problemi della autorità e della repressione. Accennerò pertanto brevemente al primo aspetto del problema, cioè all'aspetto sociale, per concentrare la mia attenzione sull'autorità e la repressione, intesi come problemi interni alla psicoterapia stessa.
La patologia dell'autoritarismo inteso come sindrome di patologia sociale è stata presa in esame da Money Kyrie, da Adorno sulla scorta di Erik Fromm, dal gruppo degli psichiatri americani facenti capo al GAP (Group for Advancement in Psychiatry che ha trattato il problema della personalità autoritarista sotto il titolo della sindrome di deumanizzazione) e da me stesso. Negli ultimi anni Milgram ha affrontato il problema della personalità autoritarista, in riferimento alla obbedienza distruttiva, come metodologia sperimentale. Queste ultime ricerche, riprese, in Italia, da Ancona e Pareyson, hanno messo in rilievo che oltre a disturbi dell'affettività, le personalità autoritariste presentano una debolezza dell'Io. Heichmann o il perfetto parà, alienato in una obbedienza distruttiva, sarebbero pertanto da considerare individui patol