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Prima di entrare nei particolari di questo lavoro desidero esprimervi la mia riconoscenza per essere intervenuti; sono anche emozionata perché presento il mio test nella patria di Leonardo da Vinci.
Questo genio universale è stato un precursore nel campo dei test proiettivi; infatti egli ha fatto notare l'interesse psicologico che potevano presentare le macchie causali, quelle che Rorschach ha saputo così bene esplorare, ed ha rilevato tra l'altro che ogni suono poteva richiamare il nome delle immagini evocate.
A me è venuta l'idea che forse eliminando le parole si potevano raggiungere certe categorie di persone e penetrare là ove la parola non permetteva di conoscerle bene. D'altra parte è noto che l'elemento uditivo è importante nel codificare un messaggio: sappiamo che una parola assume un diverso significato a seconda che sia pronunciata con un tono lineare, oppure con un tono carico d'effetto; lo stesso capita per i gesti volontari od involontari, le espressioni del viso, le esitazioni ed il silenzio. Dopo essere stata diplomata all'Istituto Universitario delle Scienze dell'Educazione dove avevo seguito con immenso interesse gli insegnamenti del Prof. Piaget e di Madame Loosli, ho cominciato ad applicare il Rorschach in diverse istituzioni: alla scuola dei genitori, al centro psico - educativo; poi, grazie alla benevolenza del Prof. Ajuriaguerra, ho potuto introdurre il mio test sonoro alla Clinica psichiatrica di Bel - Air.
Ho potuto così considerare che un test sonoro trovava utilità specifica di applicazione tra i diversi test di cui attualmente disponiamo.
Si sa che l'udito è il primo senso che si sviluppa e certi autori pensano che il feto reagisca già ai suoni, i quali saranno utilizzati più tardi come segnali del bambino cui manca ancora la coordinazione tra la vista e la prensione.
Vi paragonerò adesso il test sonoro con altri test proiettivi, soprattutto con il Rorschach; non pretendo certo di rilevare una utilizzazione così ricca come per quest'ultimo, ma