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Prima di parlare delle possibilità di utilizzazione dell'esperienza di Carl R. Rogers per l'intervento pedagogico, occorre fare una serie di premesse.
Se il nome di Rogers è fatto spesso tra gli operatori sociali, e spesso anche a sproposito, è perché dietro a quello si spera di intravedere un «metodo» che risponda al bisogno di risolvere le profonde perplessità professionali degli stessi operatori. Ci troviamo di fronte ad una crisi istituzionale, che se non ha ancora assunto un massiccio aspetto quantitativo, è però bene espressa da alcuni episodi qualitativi. Si accentua quell'aspetto delle istituzioni chiamato da Mauss «cadaverico»: l'istituzione è statica e di per sé inadeguata alla realtà dinamica. Queste caratteristiche possono essere considerate delle costanti storiche, alle quali le istituzioni sanno dare risposta: la loro stessa genesi è dominata da un atteggiamento e da un'organizzazione di difesa. Le istituzioni sono la difesa della staticità dalla fluidità e dalla dinamicità della storia. Per questo, la persona nell'istituzione è in una situazione di opacità: la sua chiarezza sarebbe la sua verità storica, che costituisce una minaccia da cui l'istituzione si difende a priori.
Ma l'istituzione sembra oggi attraversare una crisi ben più profonda, perché la colpisce nelle sue premesse costitutive. L'inadeguatezza e l'aspetto cadaverico sono accentuati, e si ha l'impressione che crisi, oggi, significhi sopravvivenza puramente istituzionale di qualcosa che non è più valido culturalmente. L'istituzione, come difesa di una serie di dati, non può che rafforzare il suo aspetto di dominio, avendo perso la maschera della funzione. E per questo sembrano tanto più rigide e rafforzate le pretese istituzionali: non potendo convincere, deve ordinare e rendere forzata l'esecuzione.
Si possono indicare due aspetti della crisi che colpisce le basi costitutive istituzionali: la concezione della storia e quella della scienza.
La storia è ancora concepita, dalle istituzioni, in