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Il concetto di fenomeno transizionale di Winnicott è certamente noto a psicanalisti e psicologi; tuttavia la problematica che esso solleva è stata scarsamente ripresa ed approfondita nella letteratura successiva. Si può dire che l'interesse si sia concentrato per lo più sull'aspetto fenomenologico del problema, e cioè sui veri e propri oggetti transizionali, mentre si è data scarsa rilevanza a quella che è la situazione di esperienza dalla quale l'oggetto emerge. E' su questa appunto che ci vogliamo soffermare, per poi vedere come essa si evolva nel corso dello sviluppo del bambino, ed in quale misura la scuola ne tenga conto.
Per Winnicott il bambino utilizza in una fase molto precoce oggetti che non fanno parte del suo corpo e che tuttavia egli non riconosce ancora totalmente come appartenenti alla realtà esterna. Tali oggetti vengono utilizzati in un certo senso come sostituti del seno o del corpo della madre ed assumono perciò funzione di simboli. Winnicott però insiste sul fatto che l'interesse del fenomeno transizionale non è tanto nel suo valore simbolico, quanto nella sua attualità reale. Quando il bambino utilizza i simboli è già in grado di operare una chiara distinzione fra realtà e fantasia, fra oggetti interni ed esterni; l'oggetto transizionale è precedente a questa distinzione ed è ciò che possiamo percepire del processo che il bambino percorre nel passaggio dalla pura soggettività all'oggettività.
Per mezzo dell'adattamento attivo materno ai bisogni del bambino diviene possibile per quest'ultimo il costituirsi dell'esperienza dell'illusione e del controllo magico-onnipotente dell'oggetto, premessa indispensabile per ogni successivo processo di disillusione che conduce a sua volta, attraverso frustrazioni graduali, all'esame di realtà.
Il problema della relazione fra ciò che è soggettivamente concepito e ciò che è oggettivamente percepito si pone quindi per l'individuo fin dalla nascita, nella forma del rapporto fra la fantasmatizzazione del seno e la su