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Le considerazioni che seguono derivano dal lavoro fatto in un Istituto sorto da pochi anni per ospitare ragazzi di ambo i sessi in età scolare. Si tratta di soggetti che la nosografia corrente classifica come caratteriali.
La concezione pedagogica tradizionale ed il ruolo degli educatori.
Nella situazione tradizionale un gruppo di persone (A) ha scelto una ideologia (cura degli organi, recupero dei disadattati, ecc.) e cerca di creare le condizioni ambientali ed economiche per raggiungere questo fine. Affida i ragazzi (R) a particolari persone (gruppo E) perchè stiano quotidianamente in contatto coi primi.
Quando nascono problemi che superano la competenza del gruppo E, sono chiamati degli specialisti: carie-dentista; epilessia-neurologo; fuga-psicologo o psichiatra; relazioni familiari-assistente sociale, ecc.
Nella situazione tradizionale il gruppo A entra in contatto coi ragazzi solo in momenti particolari, quando i problemi sorti mettano in pericolo la finalità del lavoro (fuga o furto), l'ideologia dell'istituzione (adattamento alle norme socio-culturali) o il gruppo A stesso (responsabilità giuridiche e morali). Questa struttura sembra efficiente ad una concezione pedagogica che considera le condotte disapprovate l'equivalente di motivazioni asociali o antisociali. Queste devono essere represse nel ragazzo che va recuperato a condotte socializzate, cioè spostato su motivazioni sociali.
Il fine educativo è inteso come istruzione sulle mete e sugli scopi da perseguire, con esortazione ad abbandonare gli scopi cattivi. Quale sussidio tecnico, si usano delle barriere per impedire che le mete cattive vengano perseguite (porte chiuse per impedire la fuga; spazi controllati, ecc.) e si distribuiscono premi e punizioni per consolidare le motivazioni buone e reprimere quelle cattive.
Il gruppo degli educatori ha a disposizione un certo spazio entro cui stabilire delle relazioni con i ragazzi. La delimitazione di questo spazio