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Parlare di « civiltà » vuol dire imporsi prima di tutto di dissipare alcuni equivoci semantici. Infatti, mentre in francese si parla di « civiltà », gli anglosassoni e i tedeschi parlano rispettivamente di « culture » e « kultur ». E la confusione si è introdotta nella lingua (francese) dal momento che per tradurre la « cultural anthropology » degli americani, i francesi non esitano a tradurre con « anthropology culturelle » mentre si tratta incontestabilmente di antropologia di civiltà. Le definizioni che noi proponiamo qui sono, come tutte le definizioni, delle convenzioni. Il solo merito che rivendicano è di fissare le idee e di permettere una dialettica che eviti le ambiguità e i malintesi.
Col termine di « civiltà » noi intendiamo le acquisizioni materiali, morali e spirituali di un dato ambiente storico e geografico. Col termine di « cultura » l'attitudine attiva e critica della intellegenza e della sensibilità individuale di fronte a queste acquisizioni.
Ma tutto questo dev'essere chiarito:
Ogni civiltà è formata di un insieme di fatti, di realtà, di nozioni, di credenze, di tecniche d'azione e di pensiero, di concezioni, considerati come gli « strumenti » necessari alla vita stessa della società in causa, al di fuori di ogni giudizio di valore che non sia quello di un pragmatismo immediato. Noi diremo con Malinowky che la « civiltà » (Malinowky scrive: la « cultura ») costituisce un grande apparato grazie al quale l'uomo è messo nella migliore posizione per affrontare i problemi concreti, specifici, che incontra nel suo adattamento all' ambiente nella ricerca della soddisfazione dei suoi bisogni ». E questi problemi sono posti e risolti da ogni civiltà a un livello determinato dalla validità e dalla efficacia stessa dei mezzi di cui si dispone.
Una civiltà comprende sia l'ambiente geografico e fisico che le regole e le prospettive che reggono le relazioni dell'individuo nei confronti del mondo esterno e dei suoi simili; sia le strutture economiche, i modi di pro