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« … sono un Edipo mancato, non ho ucciso mio padre… non ho voluto uccidere mio padre… sono il vostro servo, vi lecco i piedi… sono nato per questo. »
Se noi paragoniamo la vita di un bambino, dalla sua nascita sino all'età in cui inizia l'adolescenza, alla nascita e crescita di una società, troveremo molti paralleli e interessanti rapporti che ci permettono una maggiore chiarificazione in sede antropologica.
Questo procedimento si chiama anche parallelo onto - filogenetico (1).
E veniamo ad alcune considerazioni generali che possono offrirci un metodo (uno dei tanti) per interpretare e per capire la realtà in cui ci troviamo inseriti. E' opinione ormai scontata dalla psicologia moderna (a prescindere anche dall'impostazione ideologica) che l'individuo, dalla nascita in poi, subisce una serie di traumi in conseguenza al tipo di rapporto instaurato, che inevitabilmente — o poco o molto — influiranno e sul carattere e sulle reazioni ai confronti-scontri con la realtà, di modo che questo può ritardare lo sviluppo del senso critico.
Una delle prime manifestazioni del bambino, nel mondo che ancora ritiene parte di se stesso (egocentrismo biopsichico), è quella di considerare la madre come ente protettore assoluto, per cui tutto ciò che accade di piacevole o spiacevole è immediatamente trasferito a questo involucro-protettore (la madre) come per delegargli ogni responsabilità emotiva.
Ne deriva che alle prime esperienze, alle prime esplorazioni al di là dei confini amoroso-protettivi della mamma, il bambino comincia a scontrarsi con una realtà che sente diversa dal suo essere: passa così dalla fase di identificazione (in cui cerca di incorporare ogni cosa, dalla mammella al sasso, all'oggetto che ha sotto mano, e di ridurre tutto al proprio universo) a quella della percezione di una realtà diversa da sè (differenziazione), in cui scopre che al di fuori di sè esiste un mondo che può opporgli una resistenz