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Durante gli anni '30 a Vienna, molti giovani intellettuali erano attratti appassionatamente dalla psicoanalisi e dal marxismo. I giovani oggi, qui a Buenos Ayres, si dedicano con interesse simile allo studio ed alla discussione di quegli stessi importanti argomenti. Ciò avviene indubbiamente per l'influsso di molti fattori, innovazioni e scoperte esplosive, che d'altro canto corrodono e minano molte idee e ideali.
Tuttavia c'è una differenza nell'approccio tra la generazione degli anni '30 e l'attuale. A Vienna in quel periodo gli psicanalisti più maturi cercavano di convincere i più giovani che psicanalisi e marxismo si escludevano vicendevolmente. O l'uno o l'altro dovevano essere abbandonati.
Forse non è troppo difficile tornare a quel periodo viennese che precedeva il grande olocausto. Ma come far rivivere quell'atmosfera? Benché angosciato dalla malattia di Freud, il gruppo viennese lavorava con piena efficienza ad alto livello. Quelli che raggiungevano posizioni importanti erano ancora in contatto con Freud e sotto la sua forte influenza. Quando sorgeva un problema, la parola finale era dell'« Herr Professor ». Non c'era parola senza l'assenso di Freud. La psicanalisi era la misura di tutto ciò che accadeva al mondo. Essi speravano di sopravvivere assieme alla psicanalisi, se fossero stati abbastanza cauti. Nonostante i tanti segni premonitori, si aspettavano la continuazione della stabilità in cui avevano vissuto da quando erano finite la guerra e la rivoluzione.
Cosa accadeva ai giovani? Questi erano cresciuti leggendo Freud e Marx, non avevano mai conosciuto la stabilità. Nati appena prima o subito dopo la prima guerra mondiale, avevano appreso fin dall'infanzia che anche gli imperatori cadono ed avevano pagato 34.000 corone per arrivare al ginnasio. Sensitivi ed irrequieti, non credevano nella stabilità né potevano capire gli anziani. Inoltre, non avevano un accesso diretto a Freud.
1930. Disagio della civiltà (5) è appena apparso. « Nell'abolire la proprietà