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Da un punto di vista clinico la neurosi ossessiva è stata già studiata magistralmente da studiosi come Kraepelin o come Löwenfeld, che della sindrome hanno dato un'illustrazione esauriente.
L'opera di Löwenfeld contiene una tale ricchezza di osservazioni cliniche, che ancor oggi, a 70 anni di distanza, può considerarsi moderna da questo punto di vista.
Ma è solo con Freud che comincia lo studio psicodinamico e perciò la vera comprensione strutturale della neurosi ossessiva.
È noto l'assunto freudiano, che la libido si trasforma nella sua evoluzione ontogenetica, verso l'organizzazione genitale, attraverso vari stadi legati topograficamente alla funzionalità dello schema anatomico. Esiste così uno stadio orale, uno anale, uno fallico etc., e ciascuna fase corrisponde « spazialmente » all'investimento di una zona somatica « erogena », temporalmente attiva a quell'epoca dello sviluppo, in cui essa sta al centro delle interazioni del bimbo con il suo ambiente. La neurosi ossessiva insorge secondo questa teoria all'epoca dell'educazione del bimbo alla pulizia anale, ed equivale anzitutto ad una fissazione della libido alla zona erotica anale. L'ulteriore sviluppo della libido verso la sua maturazione genitale non avviene, perché certe esperienze del bimbo nell'incontro con una madre eccessivamente preoccupata del funzionamenzto anale del bimbo, determinano un iperinvestimento di questo livello.
La fissazione della libido al livello anale sembra dimostrata sia dall'anamnesi (storia di tensione interpersonale in quest'opera della vita), sia dal tipo caratteriale dell'ossessivo (pulizia, ordine, meticolosità come trasformazioni caratteriali della preoccupazione anale), sia infine da impulsi analerotici nei pazienti, osservabili nei sogni e nelle associazioni libere.
Freud mette inoltre in rapporto le fantasie aggressive dell'ossessivo con l'aggressività anale del bimbo, la sua testardaggine, il suo rifiuto dell'autorità materna. L'avarizia, l'eccessiva tendenza rete