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È stato Freud il primo a precisare, che mentre nelle neurosi il disturbo fondamentale si svolge principalmente fra l'Io, l'Es e il Superio, nelle « neurosi narcisistiche » — noi diremmo oggi: nelle schizofrenie — il disturbo essenziale è fra l'Io e la realtà.
Il primo schema psicoanalitico era semplice: 1) disinvestimento libidico degli oggetti, donde derealizzazione, autismo, stupore; 2) ritorno dell'Io al narcisismo primario (e quindi abnorme preoccupazione nei riguardi del proprio corpo, ipocondriasi — per eccessiva stimolazione libidica delle rappresentazioni mentali degli organi corporei; idee di grandezza — per iperinvestimento del sé; 3) infine processi riparativi, che conducono ad un parziale reinvestimento della realtà — in particolare dei suoi simboli astratti, ossia del linguaggio, i cui termini vengono spesso scambiati dallo schizofrenico con gli oggetti denominati.
La restituzione non precede abbastanza avanti fino a un ritorno alla realtà. Questo schema è stato via via rimaneggiato nei decenni successivi dalla stessa psicoanalisi; vedi per gli sviluppi più recenti, la critica e la nuova formulazione di Arlow (4).
Inoltre, il concetto di realtà è stato precisato. Lo sviluppo più importante si è avuto nel tentativo di dare al termine di realtà una connotazione veramente reale, sostituendo a quella di oggetto primario la descrizione della personalità materna. A questo punto l'interesse dei ricercatori si è suddiviso: tra quelli che, come la Mahler, hanno studiato, nel senso psicoanalitico classico, gli eventi dell'Io nella incapacità a stabilire una relazione con l'oggetto primario materno (così la Mahler ritiene che l'incapacità del bimbo a realizzare una normale relazione simbiotica, a usare cioè la madre come la rappresentante del suo sé nell'incontro con la realtà stia alla base del disinvestimento libidico della realtà e dell'autismo nella psicosi infantile) e fra quelli (Rosen, Sechehaye) che all'interesse per la patologia dell'Io hann