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Il controtransfert nella psicoterapia delle neurosi è definito dall'interazione fra particolari complessi dei pazienti e la struttura psicodinamica della personalità dei terapeuti.
Nella psicoterapia delle psicosi osserviamo, oltre a questo primo tipo di controtransfert, che è indubbiamente molto importante, anche se non costituisce il tema del nostro lavoro, pure un secondo tipo di controtransfert, che costituisce invece la reazione della personalità del terapeuta alla percezione di quel che possiamo chiamare la morte psichica di un individuo nella disgregazione del suo io.
Questo secondo tipo di controtransfert si manifesta in due versanti opposti, i quali possono in parte sovrapporsi nello stesso individuo, ma per lo più si distinguono nettamente fra loro: un controtransfert prevalentemente negativo, che corrisponde al desiderio dell'eliminazione del paziente psichico non più in grado di collaborazione egoide con noi:
ed un controtransfert prevalentemente positivo, che nella partecipazione alla malattia tende ad offrire al paziente modelli egoidi su cui ricostruire il suo io.
La variante negativa del controtransfert nell'incontro con individui psicotici si è presentata nella storia in due piani differenti.
Un primo piano consiste nella eliminazione fisica o morale del paziente. Dall'eliminazione fisica di questo fino al suo annichilimento morale in molti manicomi della prima metà di questo secolo è tutta una serie di gradazioni, che lasciano riconoscere il filo conduttore nascosto.
L'altro piano della variante negativa del controtransfert è più sottile e si esprime nell'incapacità a comprendere problemi psicologici nell'ammalato psicotico. Non ci dilungheremo nell'esposizione di questo controtransfert negativo, poiché esso non ha nulla a che fare con la psicoterapia.
Se elementi aggressivi possono far parte del controtransfert psicoterapico, questo resta tale solo nella misura in cui tali elementi sono profondamente fusi in un complesso che in ultima analisi accoglie il