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Il metodo qui descritto è un adattamento delle teorie e metodiche sviluppate dai dott. Mahler e Furer presso il Masters Children Center di New York, basate sulle lunghe ricerche di Margaret Mahler in tema di psicosi infantili.
Come si rileva dai suoi primi scritti e dal suo recente libro (1), Mahler ipotizza una teoria « simbiotica » dello sviluppo umano; i suoi concetti di fase autistica normale, fase simbiotica normale, e fase di separazione-individuazione, nello sviluppo della personalità sono modelli genetici che si riferiscono fondamentalmente allo sviluppo delle relazioni oggettuali. I concetti di Margaret Mahler sono complementari alla teoria genetica delle pulsioni, con i relativi concetti di fase orale, anale e fallica, visti nei loro rapporti con lo sviluppo dell'io e delle relazioni oggettuali.
Il termine di « simbiosi », usato dalla Mahler in maniera quasi simbolica, è preso dalla biologia, in cui indica una stretta associazione, di reciproco vantaggio, fra due organismi. Nella concettualizzazione mahleriana delle psicosi della prima infanzia questo termine è usato metaforicamente: a differenza del significato che ha in biologia, qui esso non descrive quel che in realtà avviene fra due individui separati, né si riferisce ad una associazione di vantaggio reciproco; bensì intende connotare un'unione parassitico-simbiotica. Descrive, in effetti, « lo stato di fusione indifferenziata e allucinata con la madre, e di immaginaria mancanza di delimitazione fra due persone che sono in realtà fisicamente separate e distinte, stato che caratterizza la psicosi simbiotica infantile » (2).
Mahler descrive come « autismo normale » quella prima fase della vita extrauterina (normale) in cui la madre non è ancora percepita dal neonato come rappresentante del mondo esterno. La fase di autismo normale, verso i due mesi di età, cede il passo alla fase di « simbiosi normale », che sarà seguita dalla fase di individuazione-separazione verso i 18 mesi di età