You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Questo scritto di E. Jaques è tratto da « Work, Creativity and Social Justice » (Heinemann, Londra ). Le tesi illustrate — apparentemente semplici — sono in realtà tutt'altro che facili da intendere e da assimilare. Richiedono una conoscenza preventiva della teoria che sta alla base della socio-analisi e degli apporti più originali della scuola psicoanalitica che si richiama a Melania Klein.
Circa il primo aspetto può aiutare l'intelligenza del testo la definizione che Jaques dà del lavoro (o dei compiti realistici che ogni gruppo di lavoro si pone): « Esercizio di discrezionalità nell'ambito di limiti prescritti ». L'esercizio di questa discrezionalità (o autonomia, o responsabilità di scelta) comporta necessariamente un'esperienza di ansia che rimobilita — sul piano emotivo profondo — la vicenda primaria, originaria del bambino lasciato solo, abbandonato dal suo oggeto d'amore (alias madre); abbandono che può assumere una doppia tonalità: persecutoria (« è la madre che mi fa male ») o depressiva (« sono stato io a danneggiare mia madre con i miei attacchi distruttivi-»). L'insorgere dell'ansia determina l'insorgere di difese, tanto più forti e massicce quanto più l'ansia risulta intollerabile. In questi termini — anche se molto sbrigativi — diventa ora più chiara la tesi-chiave n. 64 che dice: « Il processo del lavoro normale è tale che in esso l'individuo deve scendere nel profondo del suo mondo conscio ed inconscio e là, in stato di solitudine e isolamento, portare avanti il doppio compito di riparazione inconscia verso l'oggetto primario e di creazione simbolica di un oggetto esterno ». E' comunque importante capire che, secondo questo approccio, il lavoro sul piano simbolico richiama la riparazione dell'oggetto primario e la generazione di un figlio (come se, lavorando, noi rivivessimo — da un canto — la relazione primaria con la madre e — dall'altro — noi costituissimo la capacità di generare dal nostro grembo di produttori qualcosa di indi