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Il vivere in povertà per un lungo periodo di tempo produce abitudini e tipi di difetto della personalità, che possono divenire permanenti e resistere a modificazioni a meno che non vengano sviluppati speciali programmi di intervento. Inoltre questi tratti della personalità, acquisiti durante l'infanzia, rendono difficili i mutamenti successivi, e sono essi stessi causa di povertà. Fattori psicologici hanno dunque la loro importanza nel fenomeno della povertà. E' importante conoscere da vicino le modificazioni ed alterazioni indotte dalla povertà nella personalità umana. La psicologia costituisce qui un approfondimento della politica nel campo dell'individuale, perché ci fa vedere certi rapporti fra società e individuo in modo concreto e scientifico. Bisogna tenere presente che esiste nel fenomeno della povertà un circolo vizioso; il povero non viene semplicemente tenuto nel suo stato da chi ha interesse ad usufruire dei beni da cui lui è escluso, ma viene escluso anche da certe tendenze, specifiche della povertà, come la perdita di motivazioni al successo sociale, alle prestazioni etc., (« low achievement motivation », come dicono gli anglosassoni).
Il fatto, sostanziato invero da tutta una serie di osservazioni sperimentali, profili mentali, test e cifre, che il povero tende inconsciamente a mantenere se stesso nella sua posizione di esclusione, non va però visto come opposto alla tesi sociale, la quale lo visualizza anzitutto come colui che è escluso dagli altri. Infatti, è proprio l'effetto specifico dell'esclusione di classe quello di indurre nella personalità certe modificazioni che tendono a perpetuare il suo stato. La perdita delle motivazioni non è solo una causa, ma anche, contemporaneamente, una conseguenza della povertà; la peggiore delle conseguenze, sia perché essa salda il circolo vizioso ed automatizza una situazione che, una volta posta, tende a perpetuarsi senza che i vari membri della classe sociale si rendano conto di ciò che accade; sia anche perc