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Lo sviluppo della società capitalistica secondo schemi sempre più produttivistici e tecnocratici, che riflettono un modo di produzione fortemente automatizzato e che quindi richiede un lavoro più parcellizzato ed alienante, tende a creare crescenti fenomeni di disoccupazione ed emarginazione dal processo produttivo, crisi di valori e sviluppo di nocività mentale e fisica, quindi di malattie, la cui sostanza viene mistificata dalla classe dominante. Ad esempio, il problema della involuzione senile viene contrabbandato esclusivamente come fenomeno biologico immanente al destino dell'uomo e non come situazione complessa nella quale possiamo riconoscere un pesante condizionamento economico; la natura del problema della crisi della scuola sfugge se non si tiene presente la sua connotazione di classe, se cioè la scuola non viene interpretata per quello che è, vale a dire un'area di parcheggio della disoccupazione giovanile e un veicolo di ideologizzazione delle nuove generazioni.
Tra questi fenomeni va ricordato, perché ci interessa da vicino, il vistoso aumento dei disturbi della sfera emotiva tipico delle società a capitalismo avanzato. Il tentativo di razionalizzazione di questi problemi da parte della classe dominante si esprime anche a livello di analisi politica, nel momento in cui la sociologia borghese, utilizzando il concetto di devianza, lo estende a tutti i processi prodotti dalle trasformazioni strutturali della società, tendendo a mistificare sul piano interpretativo il fenomeno di fondo della società borghese, che è definito dalla realtà dell'alienazione. Vale a dire che raggruppare sotto il termine di devianza il comportamento dell'operaio che lotta per la propria emancipazione e si organizzi politicamente, quello del folle, quello del giovane che rifiuta i valori tradizionali, significa di fatto evitare i nodi storici di una società fondata sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. I limiti di tutti gli approcci sociologistici alla realtà, stanno nel loro ess