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I procedimenti giudiziari in cui si discute se un crimine in stato di ipnosi sia possibile sono rari. In Europa l'ultimo grande processo riguardante l'ipnosi ha avuto luogo nel 1954 in Copenhagen.
Il tribunale penale centrale di Copenhagen condannò allora l'ipnotizzatore Biörn Nielsen all'ergastolo per « istigazione all'omicidio a mezzo dell'ipnosi ». L'omicida vero e proprio, Palle Hardrup, che durante una tentata rapina ad una banca aveva ucciso a revolverate due impiegati, fu inviato per due anni in casa di cura. Per la giustizia è irrilevante chiedersi se un delitto sotto ipnosi sia possibile. Essa osserva solo il concetto giuridico di « istigazione a delinquere ». Con quali mezzi tale « istigazione » sia effettuata è per il sistema giudiziario una questione di importanza secondaria. Non è così per i periti specialisti, psicologi e psichiatri. In questi processi sull'ipnosi essi si dividono regolarmente in due gruppi. Gli esperti di un gruppo negano assolutamente la possibilità di crimini commessi sotto ipnosi, richiamandosi ad una non influenzabilità della coscienza, assunta come valore in assoluto, alla autoresponsabilità dell'uomo, al libero arbitrio ed a simili concetti. Quelli dell'altro gruppo ammettono la possibilità di crimini sotto ipnosi in determinate condizioni. Ascoltiamo un rappresentante di quest'ultimo gruppo, lo psichiatra olandese Dr. Berthold Stokvis: « Chi non ha proprie tendenze al crimine non si lascia istigare neppure con l'ipnosi ». In altri termini: chi ha tendenza al crimine si lascia indurre ad esso, in certe circostanze, con l'ipnosi.
Informiamoci, a mezzo di un esperimento ipnotico, su ciò che conduce i sostenitori della teoria « Nessuna tendenza al crimine, nessuna possibilità di istigazione con l'ipnosi » alla loro convinzione.
Una fanciulla giovane e moderna, di buona famiglia, senza deviazioni etiche, cioè educata secondo i principi morali che la società prevede per una ragazza di buona famiglia, viene esortata a spogliarsi durante