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L'esigenza di una profonda ristrutturazione della attuale politica sanitaria e assistenziale ha recentemente condotto la Regione Emilia-Romagna ad elaborare un piano per la istituzione, su tutto il territorio regionale, delle Unità Locali dei Servizi Sanitari e Sociali (ULSSS). Queste ultime, legate al territorio e quindi al suo assetto topologico, economico e culturale, dovrebbero costituire la premessa per la introduzione di contenuti innovatori basati sulla prevenzione e su un nuovo modo di gestire la salute mediante la partecipazione del cittadino. Gli strumenti tecnici, come le conoscenze che ne permettono la definizione, appaiono infatti condizioni necessarie ma non sufficienti per condurre esperienze di prevenzione le quali richiedono per realizzarsi anche il coinvolgimento del cittadino. Quest'ultimo non è più solo l'oggetto passivo dell'intervento allorquando diviene un malato, ma soprattutto il protagonista della difesa della propria salute che, insieme al tecnico, ricerca nella realtà dell'ambiente (inteso come struttura, infrastruttura e cultura) i fattori di rischio che insidiano il benessere fisico, psichico e sociale. Non intendiamo in questa sede approfondire il significato non solo politico ma tecnico di questa scelta che, scaturita da un ampio dibattito, va attuandosi e definendosi giorno per giorno, vogliamo solo sottolineare che « territorio » e « partecipazione » e quindi « prevenzione » costituiscono, a nostro avviso, la premessa indispensabile anche per l'operatore psichiatrico che, rifiutando la tradizione manicomiale. voglia agire con e nel sociale.
A Bologna, anche se limitate ad alcune fasce di popolazione, quella femminile, infantile ed anziana, sono in corso già da alcuni anni esperienze di prevenzione mediante la medicina scolastica, gli asili-nido, i poliambulatori di base, i gruppi-appartamento, ecc. Tutte queste esperienze sono articolate a livello dei Quartieri. Nella nostra città la suddivisione in Quartieri è in atto da tempo: orig