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Ladro picolo no sta robare che ladro grande te farà impicare. (proverbio veneto)
Marco A., di anni 18, « pendaglio da forca » — così viene definito durante la celebrazione del processo — è denunciato per oltraggio e resistenza. Si trovava detenuto a San Vittore quando vide un giovane compagno di cella, probabilmente in preda ad un episodio delirante, far fronte alle guardie che intendevano isolarlo. Dai verbali leggiamo: « intervenne per solidarietà criticando prima con atteggiamento spavaldo l'operato del personale di custodia e poco dopo si introduceva un pezzo di lametta da barba in bocca, dopo essersi con tale oggetto prodotto delle ferite al torace. Dato lo stato di pericolosità si provvedeva alla contenzione anche nei confronti dell'A. Nel ridurre all'impotenza quest'ultimo detenuto, il sottoscritto riportava una distorsione al pollice destro ».
Nel fascicolo processuale troviamo tra gli allegati un estratto del diario clinico in data 3-10-1967, l'Estr. n. 720 Comp. « Al momento tranquillo. Può rimanere alle celle in attesa della punizione. Terminato l'appello fissato tra pochi giorni, si richiede venga trasferito in Casa di Punizione quale personalità psicopatica, reattiva e violenta, recidivo di gravi atti di autolesionismo e fonte di costanti e gravi disordini. Il Sanitario Psichiatra: F.to Prof. Ponti ».
Marco, per il quale il criminologo di un « carcere modello » riesuma il fantasma della casa di punizione, era da tempo in psicoterapia, per ordine del Tribunale dei Minorenni, a seguito di relazione dettagliata dell'equipe di specialisti che lo avevano avuto in osservazione per molti mesi. Dal carcere modello ci si affretta dunque a proporre provvedimenti contrari alla Costituzione, che vuole la rieducazione del detenuto, ed in dispregio dello stesso Tribunale dei Minorenni di Milano.
Gli autolesionismi con pezzi di vetro ecc. sono all'ordine del giorno nelle carceri. Pasquale Coppola ed Andrea Devoto, citati da Giulio Salierno a proposito dell'autolesionismo