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La lettura del documento programmatico del movimento di « Psichiatria democratica » e della recente pubblicazione francese Une psychiatrie différente dites-vous… (supplemento al numero 63 de La Nouvelle Critique, aprile 1973) ci ha stimolato ad approfondire alcuni aspetti delle problematiche in essi dibattute: in particolare il problema del rapporto nuovo con l'utenza del servizio, argomento che noi crediamo sia divenuto ormai irrinunciabile- chiarire e verificare nella pratica, per impostare un lavoro di depsichiatrizzazione.
Ci pare il caso, come premessa, di ricordare la specificità che in psichiatria acquista il rapporto con l'utenza anche perché, via via che dal discorso teorico generale ci avviciniamo alla persona malata, la domanda di salute giunge sempre più mediata (nel senso che Bonnafè, nell'opuscolo citato, da a questo termine) al punto che solo una specifica competenza tecnica è in grado di svelarla.
Il nostro contributo, che si attuerà attraverso due tipi di considerazioni, origina dal fatto che nelle due pubblicazioni si trovano accenti comuni nei riguardi del tema della depsichiatrizzazione, ma non altrettanto per quello che a noi sembra essere cardinale per una chiarificazione nel nostro campo di lavoro, e cioè il concetto di utenza.
Sotto la spinta degli avvenimenti degli ultimi anni ed in particolare delle lotte popolari, si sono andati sempre più precisando, per quanto riguarda in particolare il medico, i connotati che lo caratterizzano quale intellettuale tradizionale che, per usare la terminologia di Gramsci, svolge obiettivamente tra l'altro la funzione di organizzatore del consenso. Questi fatti hanno contribuito a mettere in crisi la categoria in parola nel momento in cui veniva messa in luce la sua reale funzione e l'uso delle tecniche disponibili si rivelava sempre più inefficace per la salvaguardia della salute. In particolare in campo psichiatrico il tradizionale approccio, come si desume dalla pubblicazione francese, si rivela servire più