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Negli ultimi anni il lavoro sui problemi dell'adolescenza ha avuto uno sviluppo eccezionale. Non solo l'interesse degli specialisti, ma anche quello dei profani, degli uomini di cultura e delle istituzioni si è rivolto a questo problema. Questo fatto è sicuramente correlato, da un lato, con un risveglio della problematica del rapporto tra giovani e adulti, ma d'altra parte è anche connesso con il « relativo prolungamento della fase adolescenziale » e ancora con l'aumentato interesse che l'economia e il mercato del lavoro hanno per questa classe di età. E' un fatto che l'attualità del fenomeno dell'adolescenza riporta alla luce questioni irrisolte da molto tempo; le risposte possibili assumono un carattere molto vicino all'impotenza, cosicché la « posizione difensiva » del mondo degli adulti tende a rafforzarsi sempre di più, dando origine a nuove difficoltà e contraddizioni (v. Friedenberg e Riesman [7]).
Vi sono ricerche ormai classiche da qualche decennio, sul tema dell'adolescenza (cfr. S. Freud, A. Aichhorn, S. Bernfeld, A. Freud, H. Zulliger, E. H. Erikson, così come le rassegne della letteratura fatte da Spiegel (11) e Blos (2). Tuttavia l'interesse e la problematica sembrano essersi ampliati da quando l'autocomprensione della cultura occidentale entra in una contraddizione sempre più violenta con le richieste di questi esseri cresciuti solo a metà. I concetti psicologici generali sulla dinamica e sulla struttura dell'adolescenza e gli scritti pedagogici sulla « gioventù perduta » sembrano oggi non essere più sufficienti a collocare il significato sociale di questo tratto della vita nel contesto di una qualche comprensione concreta. La permanente eccessiva richiesta da parte dei genitori, dei pedagoghi, delle istituzioni e perfino da parte degli stessi adolescenti, porta a problemi complessi e in parte insolubili.
Il fatto che qualsiasi adulto sembra conoscere la condizione adolescenziale in base alla propria esperienza