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In « Huguenau e il realismo », terzo romanzo della trilogia « I sonnambuli » (ed. Einaudi), Hermann Broch, che nella costruzione della sua opera maggiore ricorre a varie tecniche espressive fra cui quella autobiografica, dedica un breve capitolo ad alcuni pensieri che raccoglie sotto il titolo « Storia della giovane salutista di Berlino ».
« Fra le molte prove d'intolleranza e di ristrettezza mentale che abbondano nell'anteguerra e di cui oggi giustamente ci vergognamo — egli dice — dobbiamo certo annoverare la totale incomprensione per tutti quei fenomeni che fossero anche solo minimamente estranei ad un mondo che si pretendeva perfettamente razionale. E poichè allora si era avvezzi a considerar vincolante soltanto la civiltà occidentale e il suo pensiero, e a respingere tutto il resto come deteriore, si tendeva con molta leggerezza a confinare nella categoria dell'inferiore e del subeuropeo tutti i fenomeni che all'evidenza razionale non si adeguassero. E quando poi un fenomeno, come ad esempio l'Esercito della Salvezza, compariva nella misera veste della pace e della semplice preghiera, non si finiva più di schernirlo ».
Attraverso un'osservazione che parrebbe, dunque, dettata dallo stato d'animo e dall'incontro immediato, Broch fa un discorso sulla cultura, sui fattori di aggressività che la determinano anche quando si tratta di una società che, con essa, affermi orgogliosamente le radici razionalistiche del proprio pensiero. Giusto denunciare, però, al posto di una filosofia, una cultura; così facendo si indicano responsabili tutti gli uomini che vi interagiscono, e una volta tanto non si opera la divisione fra il percorso della conoscenza e quello del comportamento morale. Questo modo di procedere in un'analisi di fatti sociali, è già strutturalista, ma Broch ha deciso di « raccontarlo » credendo all'efficacia di un criterio rappresentato da immagini, figure ed azione.
Hermann Broch scrisse questa trilogia prima dell'ultima guerra mondiale, e fu probabilmente que