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Come avevo osservato in uno studio sul rapporto fra rotocalchi e lettori (Ikon , ) parlare di stampa femminile può valere soltanto come indicazione generale di chi è destinatario esplicito della stessa, visto che simili giornali vengono fruiti a livello di gruppo famigliare e amicale.
In realtà, per motivi di struttura, appelli e modelli di comportamento, essi si rivolgono a tutto il cosidetto ceto-medio; termine attualmente ambiguo, visto che al ceto-medio appartengono oggi, da noi, cittadini le cui mutazioni sociali sono strettamente legate alla trasformazione dell'economia del paese.
Il ceto-medio italiano, anche come oggetto di questa analisi, ossia considerato parzialmente nel suo rapporto con un certo tipo di comunicazione e d'informazione, non è lo stesso degli anni cinquanta e sessanta. Man mano, esso si va componendo quasi esclusivamente di « prestatori d'opera » (Wright Mills. La classe media. ). Affluiscono nelle sue file i superstiti del graduale fallimento delle piccole imprese agricole e commerciali, e fra tutti costoro sono da considerare le generazioni più giovani, ancora dipendenti dalla famiglia e dalla scuola, ma in attesa di essere inseriti da un punto di vista pubblico, produttivo, ecc. Anche questi cittadini, sebbene talvolta sembrino propendere verso scelte ed atteggiamenti critici ed innovativi, confluiscono poi, immancabilmente, nella classe suddetta, senza mutarne le finalità intrinseche e assumendone le fondamentali fantasie di prestigio, nonché l'orientamento comportamentale.
Non va dimenticato tuttavia che proprio l'immobilismo produce instabilità; politicamente, dunque, ma non solo politicamente, questo vasto strato della popolazione si trova in equilibrio instabile (mancano ai suoi valori le robuste radici di quelli propri di una borghesia storica) fra il continuare ad essere una parte della società essenzialmente manipolabile, e il trasformarsi in una forza direttamente partecipe degli accadimenti della nazione, e così dar vita ad una co