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Le terapia della psiche presuppone una più o meno esplicita concezione della psiche stessa; una concezione della psiche non può che essere strettamente connessa all'insieme dei prodotti culturali della società che l'ha elaborata; ergo una storia della psicoterapia non può che essere ricompresa nella storia tout court di una data cultura (o di più culture).
Basandosi su questo solido sillogismo, Henri F. Ellenberger ha scritto la sua Scoperta dell'inconscio che è appunto, come chiarisce il sottotitolo, una storia della psichiatria dinamica. L'opera, uscita a New York nel 1970, è stata tradotta nel volgere di un anno e pubblicata in Italia da Boringhieri alla fine del 1972.
Si tratta di un « grosso » libro che ha richiesto una dozzina d'anni di lavoro (la cui bibliografia raccoglie più di duemila voci, stendendosi per decine di pagine alla fine di ognuno degli undici capitoli); eppure è di lettura agevole e scorrevolissima. Di ottimo livello scientifico, l'opera come suole dirsi, non è diretta ai soli specialisti, data l'impostazione storica e l'ampiezza delle fonti e dei campi disciplinari trattati; anzi contiene pagine che ben figurano tra i classici della divulgazione scientifica anglosassone (a questo proposito va ricordato tuttavia che l'autore, pur vivendo e operando da decenni nel Nord America, è di origine svizzero-francese; questi suoi legami con la cultura europea hanno ampio modo di manifestarsi nel corso dell'opera).
Pur toccando numerossimi argomenti, dalla religione alla filosofia, dalla letteratura all'economia, dai pitagorici ad Einstein, l'autore conserva sempre l'equilibrio tematico del proprio lavoro, riferendo ogni cosa all'argomento centrale, la storia e lo sviluppo della psichiatria dinamica, secondo un complesso impianto storico-narratico di cui per potere poi svolgere qualche considerazione su quest'opera diamo qui una traccia.
Il primo capitolo è dedicato alle pratiche terapeutiche e alle relative concezioni delle malattie psichiche elaborate dall