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Ci invitate alla polemica. Accettiamo la sfida perché è molto importante affrontare dal punto di vista dialettico un confronto lungo, spesso stereotipato e pieno di malintesi.
Ciò che pensate voi della psicoanalisi è importante per noi in quanto voi avete il merito di aver recuperato, in Unione Sovietica, l'inconscio come oggetto scientifico passibile di ricerca. L'avete fatto dopo aver studiato, muniti di tutti i mezzi sperimentali di cui si dispone in un paese socialista, il ruolo giocato dall'inconscio nel comportamento umano. Quanto alla nostra risposta io, Marie Langer, mi occuperò della collocazione del contesto della discussione, mentre Armando Bauleo farà la critica all'interno del nostro pensiero. Comincio col presentarci (1).
Siamo due psicoanalisti argentini che han fatto un viaggio, con un gruppo di psichiatri e psicologi, in Unione Sovietica dove abbiamo avuto l'onore di conoscere il professor Bassin ed i professori Leontjew e Luria e di visitare lo Istituto Bechterew a Leningrado. Dopo il nostro viaggio abbiamo rinunciato, insieme ad una trentina di colleghi, alla nostra appartenenza all'Associazione Psicoanalitica Argentina (A.P.A.) ed all'Associazione Psicoanalitica Internazionale (I.P.A.) per motivi politici e ideologici.
Questo tipo di psicoanalisti che non esistono, ad esempio, negli Stati Uniti d'America, non son rari nel nostro ambiente. Ve lo dimostriamo con un esempio particolarmente convincente: il Centro di ricerche e di insegnamento (C.D.I.) appartiene all'ente coordinatore dei lavoratori della salute mentale. Questo raccoglie un gran numero di persone formato da psichiatri, psicologi e psicopedagogisti. L'insegnamento comporta tre livelli di cui uno è consacrato al marxismo, l'altro alla psicoanalisi ed il terzo ha lo scopo di applicare ed integrare le acquisizioni teoriche alla pratica ospedaliera ed istituzionale. Ciò accade perché noi siamo psicoanalisti che operano in un paese dipendente, un paese del Terzo Mondo, i