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Forse ogni educatore è affascinato dal sogno del brutto anatroccolo: spera, o vuole sperare, che il bambino-problema, incapace di una relazione tranquilla e quindi sempre inquietante, diventi crescendo il magnifico cigno, invidia dei paperi. E' una speranza giustificata, perché se il brutto anatroccolo diventerà un cigno ammirato porterà in giro anche l'immagine valida dell'educatore: sarebbe una rivincita che compenserebbe il tempo di un disprezzo o di una santità inutile che circondano sempre un po' non si sa cosa, e si accorge che la sua attesa ha in fin dei conti un unico scopo, e cioè che arrivi il suo successore e lo rilevi in una misteriosa, e quindi inutile, custodia. Questo custode non serve neppure a preservare l'immagine dell'educatore. In realtà, cos'è lo educatore? sembra votato ad un insuccesso, perché è come quel custode della novella Kafkiana: attende tutta la vita custodendo ed a difendere la società dagli elementi parassitari e nocivi, come con cinica sincerità ebbe ad esprimersi qualche anno fa il ministro degli interni italiano in una sua relazione in parlamento, preparata per iscritto e quindi non esposta agli umori dell'improvvisazione retorica. Gli educatori sono custodi inutili, e per questo devono essere incastonati fra altri ruoli, che sono rivestiti di alti prestigi, come i sacerdoti ed i giudici, o sopportati appena, come le guardie ed i carcerieri. Ma è la stessa catena, alimentata da una società divisa che si compone nell'ordine dei custodi.
La descrizione della catena dei custodi, in cui possiamo trovare gli educatori, può dilungarsi, e accogliere con una certa facilità le tante espressioni di sconforto, cinico o disperato, degli educatori di questi anni. Ma una tale descrizione può con altrettanta facilità trasformarsi in un esercizio stilistico, in una difesa da ogni invito, da ogni mobilitazione.
La storia di questi anni ha portato gli educatori ad un senso di quasi completa impotenza, dopo che si erano sentiti onnipotenti. Sembrava,