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Ad una prima osservazione del titolo: Il Nuovo Dio, la presentazione di quest'opera di P. ARNAUD in una rivista di sociologia politica, può sembrare strana. Ma già la lettura del sottotitolo rassicura il settore: « preliminari alla politica positiva ». E' dunque di sociologia politica, e non di altro, che il libro vuol trattare. Che cosa significa allora quest'accostamento, apparentemente incongruo, tra fatto religioso e fatto politico, al limite tra sacro e prafano? Nient'altro che quanto indica alla prima occhiata: cioè, che il fatto politico e collettivo, umano e umanizzante, non può essere concepito che come momento, e come momento essenziale, privilegiato, dell'esistenza, della totalità dell'esistenza, vissuta dall'insieme degli esseri umani; in breve, della totalità dell'essere. Ed in ciò esso è eminentemente religioso.
Secondo questa prospettiva, l'azione politica è intesa come partecipazione diretta al divenire dell'essere che, come vedremo, è il divenire dell'insieme delle coscienze unite e convergenti. L'atto politico è il risultato, e nello stesso momento il tramite, della realizzazione e dello sviluppo spirituale delle diverse unità sociali; unità non separate, biologicamente definite dai loro limiti corporali, ma unite dalle relazioni sociali che le fanno vivere e con le quali si identificano.
E' questa una prospettiva difficilmente assimilabile per l'uomo contemporaneo, abituato ad identificare l'atto politico con qualcosa di appartenente ad un settore specializzato. La politica appartiene ai « politici », se ne prende parte occasionalmente, se ne partecipa, è sempre in funzione di un obbiettivo ben preciso, immediato, o aderisce ad un programma fissato, generalmente, da una ideologia. La politica è difficilmente identificata ad un atto quotidiano, alla presa di coscienza del proprio essere nella vita sociale. Una prospettiva come quella sopra menzionata rischia dunque di apparire astratta, senza fondamento, inapplicabile ad una situazione data che neces