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Qualsiasi problema pedagogico non può solo soffermarsi sulla realtà infantile e mirare alla conoscenza delle sue dinamiche come avulse dalla dimensione relazionale, perchè nel momento in cui tende a favorire la creazione di uno sviluppo armonico e completo della personalità del bambino, attinge anche alla complessità del processo maturativo, evitando di privilegiarne solo alcune parti, e cogliendo la pluralità di interventi necessaria per la creazione di qualsiasi azione educativa.
Contro una pedagogia unidirezionale, incompleta, imposta e perciò completamente falsa e violenta, occorre dar vita ad una pedagogia frutto di una continua interazione bambino-adulto, in cui il ruolo dell'educatore non è affatto prefissato, ma a seconda delle occasioni può essere assunto sia dall'adulto nei confronti del bambino, sia dal bambino nei confronti dell'adulto. Un'intercambiabilità dei ruoli quindi che dà vita ad un rapporto non orientato alla sopraffazione, ma indirizzato alla relazione, intesa come interazione che coinvolge i soggetti stessi in uno scambio reciproco, un'influenza vicendevole, frutto della loro singola personalità e del modo diverso di rapportarsi l'uno nei confronti dell'altro e di vivere la relazione.
Si rende quindi necessario analizzare il ruolo dell'educatore, prodotto sia della sua storia che dell'incontro fra di essa e la storia del bambino, mirando soprattutto agli atteggiamenti che stanno alla base di un rapporto qualitativo e che l'educatore deve tendere a possedere, per vivere la dimensione dell'alterità e sperimentarla come fonte di arricchimento ed esperienza continuamente rinnovantesi.
Il quadro che possiamo ricavare dall'analisi dell'educatore, come di qualsiasi persona che pur essendo al di fuori di un ruolo istituzionale, ma che per la sua stessa realtà fisica occupa un ruolo e viene quindi a stabilire una relazione, anche se occasionale col bambino, è un quadro al negativo. Noi cosidetti adulti ci riveliamo spesso tali, solo sul piano della matur