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Negli ultimi anni si è venuta affermando l'esigenza di inserire nella struttura della teoria psicoanalitica i problemi della società attuale, e, in questo ambito, di dar loro una sistemazione che presupponga l'individuo e la società come due istanze che si determinano vicendevolmente.
Le problematiche che intendiamo affrontare non sono quindi che il prodotto del mutato quadro storico-ambientale in cui opera oggi la psicoanalisi rispetto a quello in cui essa è venuta via via prendendo forma come scienza.
In particolare, il presente studio si propone l'esame del contributo di E. H. Erikson allo sviluppo della teoria psicoanalitica, e, nello stesso tempo, suggerisce alcuni commenti critici derivati dalla complessità dei nuovi problemi da lui aperti.
La scelta di Erikson non è casuale. Egli è infatti uno dei maggiori fautori di un'estensione della psicoanalisi agli aspetti sociali sinora rimasti ai margini se non estranei ad essa. Inoltre una figura di studioso rappresentativa di un modo particolarmente diffuso di affrontare tale tipo di problematiche.
Tenendo presente come quadro di riferimento l'indagine di Erikson, il presente articolo tratterà i rapporti tra individuo e società nel contesto della teoria psicoanalitica, con particolare attenzione all'uso del concetto di conflitto. Verrà cioè metodologicamente privilegiato il punto di vista intrapsichico. In un successivo articolo verrà affrontato lo stesso problema sul piano dell'analisi critica del sociale, privilegiando cioè il punto di vista interindividuale. L'obbiettivo che ci proponiamo è duplice.
Un primo obbiettivo consiste nel tentativo di delimitare concetti metapsicologici quali « Io » e « Super-Io » rispetto a concetti di ordine psicosociale, quali ad esempio il concetto di « identità » introdotto dallo stesso Erikson. Tali distinzioni si rendono infatti necessarie per non confondere concetti propri della teoria psicoanalitica con concetti di origine sociologica, per non cadere cioè nella « sociologizzazione »