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Nella nostra comunicazione riferiamo le considerazioni critiche riguardanti l'esperienza da noi vissuta al Centro di Igiene Mentale della Provincia di Roma, emersa in ripetuti incontri fra gli operatori, anche in presenza di operatori esterni che ci hanno fornito un apporto stimolante e creativo.
Per valutare la nostra esperienza occorre premettere che nel territorio della Provincia di Roma, estremamente esteso e popoloso (circa 4 milioni di abitanti), opera da circa 20 anni un unico Centro di Igiene Mentale che ha tradizionalmente svolto la funzione di dispensario di farmaci e di sussidi economici, in modo subordinato all'Ospedale Psichiatrico, di cui costituiva il territorio d'oltremare.
Solo negli ultimi 2 anni, con l'immissione di nuovi operatori e in concomitanza con il movimento generale per una nuova politica sanitaria e psichiatrica, che rivendica la necessità di intervenire in modo prioritario su un piano pre ventivo e di igiene mentale, nel Centro sono sorte tensioni e fermenti che hanno posto nuovi problemi e nuove prospettive di intervento. Anche il rapporto con il territorio metropolitano (l'Ospedale Psichiatrico da cui provenivano la maggior parte degli operatori ed in particolare degli infermieri) è stato messo in discussione con una duplice tendenza, spesso integrata, di staccarsi definitivamente dall'Ospedale per acquisire una propria autonomia (per il timore che l'Ospedale continuamente risucchiasse il Centro) oppure di mantenere un rapporto con l'Ospedale in modo da sviluppare con gli operatori di questo una pratica antiistituzionale e spostare progressivamente il baricentro dell'assistenza a livello di territorio.
La posizione degli operatori provenienti dall'Ospedale è sempre stata piuttosto complessa sia perchè non è mai avvenuto un completo distacco dall'Ospedale Psichiattrico (permanendo nell'organico di questo e correndo continuamente il pericolo di essere richiamati) sia perchè l'ambito più indefinito del CIM determinava delle ansie connesse a