You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
« Non è un caso che i tradizionali tentativi di spiegare la psicoanalisi solo con categorie precostituite siano tutti falliti », dice Lorenzer nelle prime pagine del suo « Crisi del linguaggio e psicoanalisi » (1). Può esser vero, ma è singolare sentirlo dire da qualcuno che cerca precisamente di rispiegare la psicoanalisi con categorie che egli stesso precostituisce. Punti contraddittori come questo possono servire per avvicinarsi al pensiero di Lorenzer, nel momento in cui la sua opera acquisisce una posizione di rilievo nel panorama delle scienze umane. Si tratta di cogliere in essa, al di là della complessità e dell'imponente sforzo di concettualizzazione, valori e limiti meno appariscenti.
Lorenzer tenta « una chiarificazione categoriale della psicoanalisi nel campo delle scienze sociali… come contributo all'eliminazione della prevenzione nei confronti della dialettica fra individuo e società » (2). Uno sforzo ambizioso, che presuppone da un canto il ricorso ad una teoria del sociale estrinseca alla psicoanalisi, come indispensabile punto di riferimento interdisciplinare (per stabilire l'ottica in cui il discorso individuo/società viene fondato), dall'altro il taglio del dibattito come ricerca sulla psicoanalisi, non come trattazione interna ad essa.
Le risposte di Lorenzer a queste questioni preliminari sono esplicite. Per il primo punto, egli afferma di partire da una posizione marxiana, nel senso della tradizionale visione dell'uomo e della società del materialismo dialettico. Quando risponde ai suoi critici, egli accetta di discutere su questo terreno. Il secondo punto comporta una difficoltà più sottile, dato che discutere sulla psicoanalisi implica assumere un'altra matrice di pensiero, e qui quella marxiana manterrebbe il discorso su un piano più strettamente filosofico, piano che Lorenzer rifiuta. Fra la Scilla della speculazione « astratta » (lontana dalla prassi) e la Carid-di del discorso strettamente psicoanalitico (inaccessibile, in quanto tale, al c