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Il 1968 ha rotto tra i giovani alcuni schemi comportamentali vigenti nei rapporti sessuali e in quelli affettivi più generali; ma da questa rottura liberatoria non è nato un adeguato approfondimento, e spesso s'è visto il gruppo e la coppia ripiombare nel classico schema comportamentale dietro la cui facciata di « fedeltà » 0 di « tradimento » si nascondono l'egoismo, l'utilitarismo e le gerarchie della famiglia tradizionale.
I gruppi di amici, le coppie, seppur giovani, hanno lentamente indossato i vecchi tabù piuttosto di affrontare realtà nuove.
Senza un supporto sociale adeguato e mancando un conseguente sviluppo di prassi culturale in grado di tradursi in espressioni di costume, qualsiasi liberalizzazione del rapporto sessuale ha avuto il carattere di « avventurosa esperienza », traumatizzante per alcuni e gratuita per altri. Un rinnovato concetto di famiglia è pure riemerso; ma ha istituzionalizzato gli aspetti più antifeudali proposti dalla classe lavoratrice e dai giovani, spegnendo così richieste esistenziali che andavano ben oltre e in tutt'altra direzione del divorzio e della regolamentazione giuridica della coppia. Così, queste richieste, sono via via diventate « esperienze » di pochi (di pochi « coraggiosi » o di pochi « pazzi » secondo da dove è vista la devianza): se fare l'amore a 17 anni e 11 mesi sia giusto, è ritornata ad essere l'antica disputa tra neofobi e progressisti. Eppure da questa scarsa eredità, gli handicappati avrebbero potuto trarre dei vantaggi e avrebbero contribuito a procurarne; hanno visto invece ben presto le aperture alle loro problematiche affettive spostarsi dal piano della realtà e dell'esperienza a quello della elaborazione culturale, ai testi: e l'handicappato è ripiombato ancora più degli altri nel suo isolamento, morbosamente affamato di affettività.
Ma non si tratta solo dell'handicappato.
Facciamo alcune considerazioni più generali: la coppia di « normali » tende ancora a instaurare e a maturare i rapporti sessuali e affet