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L'intervento che riferisco ebbe inizio nel gennaio del '73 e fu il primo passo per un intervento organico nell'istituzione scuola da parte del Centro di Igiene Mentale di Parma, a quel tempo ancora in via di costruzione e quindi alla ricerca di quei riferimenti sociali (pubblici e privati: fabbrica, scuola, famiglia…) che definiscono la struttura esterna di un servizio psichiatrico, ma che si riverberano anche sul modo di funzionare e di agire degli strumenti interni, quelli propri della tecnica che si usa negli interventi.
Nel riferire, in un precedente articolo (1), la prima parte di questo intervento (quella relativa alla scuola materna) segnalavamo come esso avesse il suo presupposto, il suo antefatto politico nella volontà dell'Amministrazione Comunale di Parma di chiudere le sezioni speciali della scuola materna e di inserire i bambini nelle scuole di quartiere, per cui i vari « casi » si aprirono ad una osservazione non mediata da veli istituzionali invalidanti e discriminanti. Segnalavamo anche come fosse importante che la scuola non avesse utilizzato « operatori per la scuola o per l'infanzia, ma un operatore di un servizio per tutta la comunità », servizio « che si poneva come punto di riferimento e di controllo per attività che, oltre alla scuola, investivano il manicomio, la fabbrica, gli ambulatori sparsi nel territorio provinciale, ecc., il che voleva dire togliere specificità politica e assistenziale al problema dell'intervento sull'infanzia, pur senza toccare quella tecnica, pratica ».
La scuola materna comunale di Cortile S. Martino è situata alla periferia Nord della città di Parma, in uno dei più grossi e significativi quartieri operai (quello di S. Leonardo), proprio davanti alla vetreria Bormioli. In essa operavano, al momento del mio intervento, 4 maestre, 2 cuoche, 2 bidelle e alcune assistenti sociali, la cui presenza era però saltuaria.
I bambini erano un centinaio, provenienti quasi tutti dal quartiere (…).
L'intervento del