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Riporto alcune osservazioni tratte dalle mie esperienze psicoterapeutiche con pazienti depressivi. Attraverso l'esperienza acquisita con loro e per mezzo delle loro comunicazioni si è definito e orientato il mio giudizio diagnostico e psicoterapeutico.
Nel prendere in esame questo argomento ho voluto limitare la mia vasta casistica illustrando solo casi tipici che permettano di chiarire alcuni punti controversi e poco noti.
La mania-melanconia viene considerata come una esagerazione psicologica della persona distimica di un determinato aspetto « polare », inteso come un'oscillazione tra opposti stati di euforia e di disforia in particolare rapporto fra di loro.
La psicosi maniacale è caratterizzata da una disordinata « fuga di idee »: la psicosi melanconica, invece, mostra gli stati di « inibizione ». La fusione armoniosa del sentimento di arricchimento interno e dell'espansione dell'animo nell'avvenire determina una valorizzazione dell'individuo, un aumento del sentimento del « me stesso ». L'esistenza dell'uomo gaio non è un vuoto, ma uno stato di pienezza, un moltiplicare le possibilità di arricchire le relazioni interumane, un incontrarsi nei luoghi dove si svolge la vita comune e la nostra storia privata. In queste condizioni anche il ciclo fisiologico ricava benefici efetti: il riposo della notte ci permette di affrontare con serenità il domani (euforia).
E' naturale, però, che ci siano anche correlazioni e ondeggiamenti tra questi momenti di pienezza e quelli del « venir meno », dell'impoverimento, della tristezza, del rimpicciolimento, del travolgimento verso l'incerto, del soffocamento, del precipitare nella notte, nella morte, della perdita dei valori fino alla completa abolizione del « me stesso » e con ciò fino alla perdita dell'esistenza (disforia).
Io mi sono sempre occupata del secondo gruppo di pazienti e mostrerò gli sforzi compiuti per curare psichiatricamente, a volte con successo, a volte con insuccesso.
La maggior parte dei pazienti depressivi che ce