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Con questo studio, condotto in un asilo nido del Comune di Bologna, ci siamo posti lo scopo di comprendere come le operatrici si rappresentano il loro rapporto con i bambini ospiti e quali sono gli elementi ispiratori e i concetti portanti su cui fondano il loro operare.
Abbiamo anche tentato di capire come sono stati recepiti e tradotti in comportamenti più o meno stabili, i concetti essenziali, di tipo sia ideologico, sia psico-pedagogico, forniti agli operatori del nido dalle istituzioni pubbliche, la Regione, la Provincia ed in particolare il Comune, che hanno la competenza di promuovere tali servizi sociali.
L'interesse per questa analisi è sorto dalla convinzione che il clima relazionale che si instaura in un determinato ambiente, in particolare se si tratta di un'istituzione educativa, è il prodotto di una complessa costellazione di forze che influenzano, a differenti livelli, il comportamento del singolo o del gruppo.
Tale convinzione trova una conferma ormai consolidata nella letteratura a partire dagli studi di Barker e Wright (1949) che sottolineano la stretta correlazione tra la definizione sociale degli ambienti fisici ed i comportamenti adeguati che sono previsti al loro interno.
Nella stessa linea, più recentemente, Carugati e altri (1973) hanno messo in luce, nel corso di un'analisi su un istituto educativo, come il clima relazionale esistente fra gli ospiti ed i membri dello staff sia rigidamente definite dalle caratteristiche dell'ambiente fisico e della struttura organizzativa.
Trattando dei limiti di gran parte della ricerca in psicologia evolutiva e di problemi concernenti lo sviluppo infantile, Bronfenbrenner (1974) sostiene che l'ambiente a cui si fa riferimento quando si parla di ecologia del bambino, consiste di due livelli concentrici e sovrapposti. Il livello superiore e più direttamente osservabile è quello costituito dagli ambienti in cui il bambino trascorre effettivamente un certo periodo della giornata (la casa, la scuola, il nido, il camp