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Pubblichiamo l'ultimo articolo che Berta Neumann aveva consegnato alla redazione, nell'autunno 1975. Riteniamo utile sottolineare alcuni fondamenti della sua tecnica terapeutica che in questo scritto appaiono più evidenti rispetto ad altri contributi. Spesso il suo lavoro, ad una osservazione superficiale, poteva apparire soltanto come frutto di capacità personale, che tutti le riconoscevano, di non meglio definite spontaneità e intuizione, della passione senz'altro in lei presente. Fattori che facevano passare in secondo piano la sua preparazione e conosccnza della psicoanalisi e la comprensione dei suoi atti terapeutici come conseguenza di una sofisticata professionalità.
Chi conosce la situazione italiana in campo psichiatrico degli anni '50 e dei primi anni '60 sa cosa signijicasse allora parlare di psicoterapia delle psicosi e rammenta la perplessità che accoglieva chi la proponesse come corpo di conoscenze scientifiche. La Neumann conosceva profondamente la letteratura specialistica, in particolare di lingua tedesca, e l'evoluzione degli studi psichiatrici. Era una miniera di dati e riferimenti bibliografici aggiornatissimi, che venivano proposti come ovvii, come del tutto naturali da sapere, e trasmessi con la scioltezza della chiaccherata. Aliena dal linguaggio e da atteggiamenti accademici, comunicava sorridendo le sue conoscenze senza preoccuparsi dell'immagine sociale di « scienziata » che le sarebbe stato facile ottenere. Ricordiamo il rispetto e la stima di cui la vedemmo circondata al Simposio di Brestenberg (Svizzera) del 1959 sulla psicoterapia delle schizofrenie, dove erano raccolti i maggiori specialisti europei della materia, da Rosenfeld a Kaila, Benedetti, Siirala e tanti altri.
Nata il 14 gennaio 1894 in una cittadina ai confini tra Austria e Ungheria, Berta Kessler (Neumann era il cognome del marito) si laitrcò col massimo dei voti in medicina a Vienna con Wagner von Jauregg, avendo occasions di seguire delle lezioni di Freud e di appassionarsi