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E' nostra intenzione raccontare i presupposti e la storia della formazione di un piccolo reparto dell'Ospedale Psichiatrico di Colorno a partire dalle occasioni, dalle esigenze, dalle aspettative e dalle realizzazioni concrete che lo hanno determinato e che, nella loro apparente occasionalità, si inseriscono nel progetto più generale di modificare il modo di assistere e di partecipare ai problemi del malato di mente. Infatti ci sembra opportuno, giunti a questo punto di maturazione delle esperienze nel campo psichiatrico, in Italia, fornire dei contributi chiari circa le contraddizioni emergenti all'interno dei processi di trasformazione. « Capire dove queste contraddizioni si aprono (….); come nel rapporto dirigenti-diretti, come nell'elaborazione di piccoli gruppi di lavoro; quali elementi positivi e quali negativi maturino nelle situazioni concrete; quale effettiva maturazione politica, intellettuale, di partecipazione generino, è il tributo alla scienza che dobbiamo pagare per storicizzare noi stessi ». (T. Aymone, in « Inchiesta », aprile-giugno ).
Mettere in evidenza lo stretto legame politico-istituzionale e i conflitti e le tensioni che passano attraverso la vita e la storia dei singoli coinvolti nel processo di trasformazione: è questo uno degli obiettivi principali che ci proponiamo a partire dalla discussione della nostra esperienza. Vedremo infatti come nella risoluzione di uno specifico e parziale problema psichiatrico, quale quello della riabilitazione di un gruppo di lungodegenti di un O.P., abbiano giocato un ruolo ugualmente importante le componenti strutturali e oggettive (struttura architettonica, orari istituzionali, cultura preesistente degli infermieri) e quelle soggettive (aspettative degli operatori, reazioni dei degenti, atteggiamento delle famiglie, ecc.).
Nell'anno 1974 sopravviveva ancora nell'O.P.P. di Colorno il vecchio reparto « agitati » (detto ufficialmente Roncoroni-Ugolotti) che ospitava allora « circa un cen