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Se si parla di differenze tipiche tra Svizzeri e Tedeschi meridionali si può pensare che si tratti di differenze «ereditarie». Per lungo tempo ogni ricerca seria ha dovuto evitare il problema delle differenze nazionali per non cadere in terribili equivoci. E' noto che molti medici e biologi avevano soggiaciuto alla pressione o alla seduzione di una mistificazione attuata dal potere politico e sulla scia di una demagogia irresponsabile si erano abbassati fino a definire le diversità nazionali come espressioni razziali.
Di conseguenza anche le differenze minime del tessuto ectodermico venivano descritte nell'ambito di una certa psicofisiologia non solo del cervello ma anche della psiche. La psichiatria comparata e una sua disciplina euristica di base, la psicoanalisi di base, hanno nel frattempo riconosciuto che certe diversità ereditarie, significative nel confronto fra gli individui, non hanno importanza quando il confronto viene generalizzato, o, come direbbero i matematici, diventano quantità trascurabili. Per converso acquistano interesse per noi le connessioni esistenti tra modalità pedagogiche, tradizioni e circostanze di vita da un lato e caratteristiche psichiche, tratti di carattere e modelli di comportamento dall'altro.
I metodi della psicoanalisi comparata sono stati dapprima sviluppati in occasione di ricerche su popolazioni che vivono al di fuori del mondo della cultura occidentale. In esse furono osservati importanti legami delle particolarità psichiche con istituzioni sociali di ogni tipo. Presto si confrontò la psicologia dei ricercatori con quella degli oggetti della ricerca. Adesso noi cerchiamo di ricondurre il metodo comparato (o etnopsicoanalitico) ai fenomeni rilevabili nel nostro ambito culturale.
In ciò si pongono innanzitutto due linee direttrici: una riguarda lo sviluppo psichico nell'infanzia e nell'adolescenza, comprendente ciò che viene chiamato socializzazione; l'altra riguarda le funzioni dell'Io: l'aspetto dinamico di quell'apparato che p