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Negli anni fra il 1950 ed il 1970 la psicopatologia dell'espressione ed il suo corollario pratico costituito dalla diffusione degli ateliers di arteterapia ha rappresentato un importante filone della ricerca psichiatrica, sia nel campo teorico che in quello clinico.
Una società internazionale con migliaia di membri attivi fondata a Verona nel 1959, una serie di Congressi Mondiali preceduti da molti colloqui, convegni e seminari, diverse mostre aperte al pubblico o riservate agli specialist, molti lavori sulle riviste specialistiche, una delle quali (Confinia Psichiatrica) divenuta organo ufficiale della S.I.P.E., alcune importanti monografie e volumi sull'argomento, ed altre iniziative con il coinvolgimento di discipline diverse e perfino di non addetti ai lavori, con risonanza anche nello interesse e sull'opinione pubblica, testimoniano del fervore di questi studi.
Però in questi ultimi anni, in coincidenza con una crisi profonda della psichiatria e ancora prima della psicopatologia (1), anche questo settore della ricerca è andato afflosciandosi, e sembra essere ormai superato nella sua tematica, almeno per quanto attiene agli argomenti originari dai quali ha preso le mosse. Di fronte a questo decadere degli interessi sulla psicopatologia dell'espressione, si apre un vuoto, lo stesso che si può del resto constatare nel corpo dottrinale e sul piano della pratica dell'intera psichiatria.
Questa crisi della psicopatologia dell'espressione va infatti inquadrata certamente in un