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Ad una società diversa da questa dovrebbe corrispondere una cultura diversa, e quindi modi diversi di comunicazione tra cui un linguaggio dei corpi diverso. E per tendere a questo progetto occorre fin d'ora riorganizzare l'intero arco di bisogni evidenziando quclli dell'affetto e della sessualità la cui richiesta assume un'enorme importanza per chi è isolato nel suo handicap (1).
La nostra società ha cristallizzato il modo di comunicare tra corpo e corpo in un cerimoniale con pochissime varianti che offrono pochissimo spazio al corpo handicappato cioè a un corpo eccezionalmente diverso.
Per questo tutto ciò che si cerca di modificare ha le caratteristiche di una controffensiva: per spingere verso una transizione occorrono continue forzature sui modelli culturali vigenti che riguardano i corpi come mezzo di comunicazione e l'utilizzazione delle loro diversità.
Il linguaggio dei corpi e le sue espressioni sessuali hanno sempre avuto forti legami con le caratteristiche etniche e sociali delle popolazioni nelle diverse culture: la varietà delle selezioni non è stata però sempre legata ai modi di produrre, ma pur derivando da questi gli sopravvivono nei costumi. Tant'è che la forma di isolamento del corpo handicappato spesso non è razionalmente giustificata dagli interessi economici.
Se ripensiamo agli «incontri» nelle occasioni quotidiane di varie popolazioni, lungo la loro storia, secondo i loro bisogni, secondo l'età e secondo le trasformazioni strutturali, troviamo una selezione nel toccarsi, nel respingersi, nel ricercare ed evitare l'altro corpo o nell'avvicinare l'handicappato che corrisponde a quel tipo di economia. Tuttavia spesso abbiamo visto come atteggiamenti di rifiuto nei confronti dei «diversi» sopravvivano nei modelli culturali a quelle nuove ideologic che appoggiano precisi interessi economici.
Non solo verso i negri il cui rifiuto non ha più motivi di esistere per avvalorare (come un secolo fa) l'impiego redditizio della loro forzala