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1. Prendendo la psicoterapia ad esempio dello status della psicologia clinica in Italia, in quanto parte costitutiva di questa, si possono distinguere in essa due orientamenti contrapposti. Il primo, incondizionatamente favorevole ad un intervento clinico di tipo riparatorio, coincide con posizioni consolidate sia in quanto a referenti dottrinali su cui poggia la tecnica terapeutica, sia allo stadio di organizzazione associativa degli adepti.
Il gruppo più solido, più vecchio e più potente è quello psicoanalitico che, anche se scosso da qualche contrasto ideologico interno, conserva una propria compattezza e unitarietà d'intenti culturali.
Gli altri indirizzi terapeutici rappresentati (rogersiano, behavioristico, relazionale) si trovano in una diversa fase di sviluppo. Gli ultimi due, di importazione piuttosto recente, sembrano raccogliere consensi di un certo rilievo.
La schiera più fitta è però formata di psicoterapeuti di formazione composita, ma prevalentemente di indirizzo psicodinamico, di cui è difficile stabilire sia il numero che il grado di professionalità espresso. Gli aspetti più allarmanti sono presenti in questo gruppo, dove spesso la scadente qualità della psicoterapia si abbina alla rapina impunita perpetrata attraverso l'onorario. Tra gli altri indicatori più noti e più significativi delle incongruenze sollevate dalla psicoterapia vi è, al solito, la discriminante di classe che consentirà solo a chi ha parecchi soldi di sottoporsi alla cura. Il tutto è in linea col fatto che la psicoterapia viene eseguita, per la massima parte, come pratica professionale privata. Spesse volte gli stessi operatori (ad es. psichiatri) che al mattino fanno un giro a volo in reparto somministrando rapidi messaggi di conforto assieme a cocktails di psicofarmaci, si ritrovano al pomeriggio nello studio privato a schiumare anche le più piccole bolle affioranti dal rimosso.
Contro l'intervento psicoterapeutico (privatistico e non) si è creata negli ultimi anni una diffusa oppos