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In questo articolo si prende in esame il problema del potere in riferimento all'équipe di igiene mentale, ma ciò che si dibatte è a mio avviso pertinente, pur con le specifiche modalità, a tutti i gruppi (1) che operano nell'assistenza psichiatrica, in cui siano configurati diversi ruoli, di diverso prestigio sociale e a diversa retribuzione.
Obiettivo di questo scritto è di portare un contributo all'analisi dei complessi e spesso contraddittori rapporti tra ideologia-struttura organizzativa-prassi di tali gruppi.
L'équipe di igiene mentale si configura attraverso la presenza di diversi ruoli, i più comuni dei quali sono quelli di psichiatra, psicologo, assistente sociale, assistente sanitaria, infermiere. E' evidente che lo spirito del legislatore ha portato alla composizione di organismi polifunzionali che, senza pretendere ad una vera e propria interdisciplinarità, tuttavia potessero garantire al paziente psichiatrico un approccio composito in grado di rispondere sommatoriamente ai disturbi, ai deficit, alle difficoltà socioambientali di esso. Non riprenderò qui la critica, già sviluppata da diverse parti (2), dell'artificiosità di un tale approccio e del rischio di delega ed oggettivazione che esso comporta, si deve comunque rilevare come esso sia ancora largamente il più diffuso. A partire dagli ultimi anni sessanta, come portato della spinta innovatrice delle esperienze di psichiatria alternativa, le équipes di igiene mentale tendono in molti casi a democratizzarsi, mettendo in discussione il tradizionale rapporto gerarchico, relativizzando e rendendo in parte interscambiabili i vari ruoli tecnici, eliminando i tradizionali simboli del potere e del sapere specifico (i medici rinunciano al camice, tutti i membri dell'équipe si danno del tu, si evita di usare un linguaggio troppo specialistico ecc.).
Ma al di là di un primo assetto democratizzante, del diffuso impegno progressista, più o meno concreto od ambiguo, rimane la realtà di fatto, ineliminabile a breve ter