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Un modello può essere definito come rappresentazione della realtà. Se il modello è adeguato, permette di agire e prevedere.
Ci proponiamo di confrontare, nel campo della psichiatria, i modelli africani ai modelli occidentali. In altri termini, si tratta di paragonare il modo di comprendere o di spiegare le malattie mentali nelle culture africane e nelle culture occidentali.
L'intenzione è chiara, ma comporta difficoltà metodologiche che è bene precisare.
La prima è importante ma relativamente facile da superare: si tratta di prendere coscienza di una posizione asimmetrica, o di non reciprocità, quella che separa il maestro dall'allievo, colui che detiene il sapere da colui che non l'avrebbe.
Lo psichiatra detiene il sapere perchè formato tramite la scienza occidentale: il guaritore non possiederebbe alcuna conoscenza. Lo psichiatra avrebbe tutto da insegnare e niente da imparare; posizione pedagogica abituale per il colonizzatore. In queste condizioni, egli non può riconoscere la psichiatria africana tradizionale, quella conforme alle culture africane, quella che praticano i guaritori o gli psichiatri africani tradizionali. La pratica della psichiatria in Africa conduce, più o meno rapidamente, all'abbandono di questa posizione. Bisogna arrendersi all'evidenza e constatare che, attualmente, il guaritore ha maggior successo nel trattamento dei malati mentali. Questa constatazione invita a prendere in considerazione la psichiatria africana tradizionale, ad interrogarsi sulle conoscenze e sul potere dei guaritori, sui concetti e metodi che utilizzano. La posizione si rovescia: è lo psichiatra che sta ad ascoltare il guaritore; egli non insegna più, impara.
E' la scoperta dell'etnopsichiatria: termine ambiguo che dobbiamo precisare. L'etnopsichiatria non è lo studio comparativo delle malattie mentali nelle differenti società o culture. Essa è, in senso più generale, il modo in cui società e culture producono e consumano la follia, o, più semplicemente come società e culture