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In questi difficili tempi, in cui il terrorismo fisico ci fa dimenticare il terrorismo ideologico, e in cui anche le più generose testimonianze della volontà di emancipazione sono gravate dal sospetto di riuscire in una sollecitazione di sempre più potenti strategic di controllo, all'intelligenza tocca mettersi sulla difensiva, per salvarsi un minimo di credibilità a se stessa e uno spazio interiore di libertà.
Per questo credo che sia tempo di denunciare talune affermazioni di principio che, esplicitate o implicite, reggono ormai tutti i discorsi, noiosi, presuntuosi e perniciosi, della cosiddetta intelligentzia sulle pratiche della scienza, della tecnica e della politica. Ci sono dei « basta! » da gridare, o almeno da dire fermamente a se stessi.
1 - Basta alla scomunica che piove implacabile su chi osa affermare di credere alla neutralità della scienza! Dire che la scienza non è neutrale significa dire che essa è ideologica, o ideologicamente condizionata, ecc. Finché «ideologico » è sinonimo di « non scientifico », residuo motivazionale che spiega l'errore delle teorie scientifiche, l'uso del concetto e abbastanza innocuo, ma se si assume che le teorie scientifiche sono inevitabilmente condizionate dall'ideologia, le conseguenze sono inquietanti. Infatti la competizione o il confronto fra teorie scientifiche aventi differenze di fondo (e questo vale soprattutto per le scienze umane) diventa invece uno scontro ideologico. Ora, le teorie scientifiche, perché abbia ancora un senso parlarne, vanno valutate secondo le categorie del vero e del falso, mentre le ideologic, che appartengono alla sfera del pratico, e in definitiva del politico, vanno valutate secondo le categorie della giustezza o correttezza (nel senso in cui si dice che una linea politica è giusta o corretta). Si vede facilmente che un confronto fra teorie scientifiche nella prospettiva ideologica non è più tale, perché il rispettivo contenuto di verità diventa secondario e si trasforma invece in uno scon