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Il convegno tenutosi a Verona nel marzo di quest'anno segue due incontri tenutisi a Bologna nell'ottobre del '75 e a Milano nell'ottobre del '76, l'uno che aveva come tema i problemi della psicologia e vedeva insieme dopo molti anni gli psicologi italiani, il successivo, più specifico, sui « Condizionamenti ideologici della psicologia ».
Il tema del convegno di Verona ha investito direttamente il problema della ristrutturazione epistemologica di alcune teorie in psicologia e in psicopatologia. Non a caso il titolo: «Analisi epistemologica dei concetti di normalità e devianza in psicopatologia » focalizza il tema della crisi che la psicologia non solo italiana presenta nel suo disorientamento di fronte ai diversi modelli teorici che coesistono senza possibilità apparente di mediazione. Da quanto emerge dai due convegni precedenti, oltre che dalla letteratura contemporanea, la psicopatologia è divisa in correnti tra loro in opposizione: che vanno dall'aderenza alle terapie e ai modelli interpretativi tradizionali, fondati sulle istituzioni, ad altri movimenti che tendono alla distruzione delle istituzioni stesse e alla formulazione di teorie che consentano interventi flessibili e non emarginanti, ad altri ancora che tendono al rifiuto di ogni terapia per comprendere il problema della malattia mentale come un diretto prodotto della società capitalistica e da risolversi dunque nella lotta ideologica e nella prassi politica. L'estrema diversificazione dei linguaggi presenti al convegno e la loro stessa difficoltà di comunicazione costituiscono il sintomo di una inadeguatezza teorica e sottolineano la necessità di una ristrutturazione del campo per la ridefinizione dei parametri, delle categorie in esso operanti è dei significati in esso oggettivati. Infatti nei tre giorni di congresso si e assistito ad una sfilata di monologhi dovuta al fatto che i relatori si rifacevano a paradigmi diversi. Ci sembra che dal dibattito sia emersa l'esigenza di stabilire un piano unitario