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Una delle questioni emergenti più dibattute nelle assemblee e nelle riunioni di giovani, durante lo scorso anno , è stata, in molte scuole, quella della sessualità, intesa nelle più varie prospettive: dalle culturali e scientifiche alle affettive e alle sociopolitiche. Intendo qui riproporre alcune linee di riflessione non completamente ripetitive di situazioni ormai diffuse nelle scuole medie superiori. La parte più originale dei discorsi è apparsa nelle classi e nei gruppi formatisi spontaneamente piuttosto che nelle assemblee generali. Il che non toglie l'importanza che hanno queste per una necessaria presa di coscienza, la più ampia possibile, del problema. In esse, nel dibattito sui bisogni materiali dei giovani, o in particolare sulla sessualità, hanno partecipato come « esperti », nella mia scuola, personaggi noti, come Marco Lombardo Radice, esponenti dell'U.D.I. e di movimenti femministi, docenti di varia estrazione politica e religiosa, alcuni membri dei consultori familiari.
Sono stati evidenziati, tra l'altro, il ruolo della donna nella sua dimensione di sfruttata, l'istituzione del matrimonio monogamico come risultante di una situazione storica dai precisi connotati socio-economici, il significato politico di molti « tabù » di ordine sessuale. Non sono mancati, tuttavia, i difensori dei valori etici assoluti e della tradizione in genere. Tutto questo, come si è detto, è ormai per buona parte abbastanza scontato, come ormai nota è pure l'avversione della quasi totalità del corpo insegnante a questi discorsi.
Nelle classi, invece, la discussione e l'approfondimento del tema hanno dato prospettive interessanti, soprattutto quando si è determinate un clima di partecipazione e di solidarietà che ha fatto superare le fratture ideologiche e psicologiche e le sterili polemiche. Parto dalla situazione più positiva, verificatasi nella mia seconda liceo dell'anno scorso. I ragazzi hanno anzitutto affrontato il problema della scarsa informazione medico-sa