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Fino a pochissimo tempo fa nella coscienza degli psicoanalisti il campo delle esperienze psicoanalitiche, la dimensione dei conflitti della storia individuale e del processo analitico che orienta e provoca la loro reviviscenza, non aveva quasi niente a che vedere con la società o con i conflitti sociali. Anche se alia fine del breve lavoro Il tramonto del complesso edipico , Freud accenna alia possibilità di storicizzare questo concetto, contro il modo esplicitamente astorico con cui esso va di per sé concepito, questo punto non fu drapprima inscritto in modo sistematico all'interno della teoria psicoanalitica:
Non ho dubbi sul fatto che le relazioni temporali e causali qui descritte tra complesso edipico, intimidazione sessualc (minaccia di evirazione), formazione del Super-io e inizio dell'epoca di latenza abbiano un carattere tipico; non intendo tuttavia sostenere che questo sia l'unico tipo possibile. Eventuali modificazioni nella successione temporale e nella concatenazione di questi eventi hanno comunque un'importanza notevolissima per lo sviluppo dell'individuo. Nella prassi, e a maggior ragione nell'evoluzione teorica della psicoanalisi la sofferenza biografica appariva sempre identica a se stessa.
I rapporti borghesi interni ed esterni che essa implicava venivano ontologizzati, e, a dispetto delle potenzialita di esperienza contenute nel suo metodo, la psicoanalisi era immiserita al rango di un'antropologia astorica (Schülein 1975) come ha mostrato recentemente lo sviluppo della sua metateoria (Lorenzer 1974).
Tutta una serie di fatti sono stati invocati, in particolare negli ultimi anni, per confutare questo « autofraintendimento », soprattutto da parte degli stessi psicoanalisti. Mitscherlich (1963) ha mostrato, pur senza usare queste precise parole, le conseguenze prodotte nel campo di esperienza della psicoanalisi dalla mutata funzione sociale del padre nel passaggio dalla società del capitalismo concorrenziale a quella del « capitalismo organizzato » (Hil